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Tunisia: informazioni sulla disponibilità e l’accessibilità delle cure per diabete e informazioni generali sul sistema sanitario tunisino. Aprile 2022

Nuova versione (aggiornata a luglio 2023) . Scarica il PDF 

Prima versione (aggiornata ad aprile 2022) Scarica il PDF

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Tunisia: informazioni su fenomeni di stigmatizzazione e discriminazione delle persone affette da epilessia. Informazioni sulla disponibilità delle cure. Aggiornato a luglio 2023

Prima edizione (aggiornata a novembre 2021). Scarica il file .pdf

Aggiornamento (luglio 2023). Scarica il file .pdf

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Before you go Evidenza Lavoro

Decreto Flussi: migrare in Italia per motivi di lavoro tramite Art.23 TUI

In questo video troverete spiegato in maniera semplice come arrivare in Italia con un visto per motivi di lavoro.
Troverete la risposta alle seguenti domande:

  • Cos’è il decreto flussi?
  • Com’è il decreto flussi per l’anno 2023
  • Quali sono le principali tappe della procedura amministrativa per venire in Italia?
  • Come venire in Italia se ho fatto un corso di formazione all’estero per lavoratori stranieri? (Art.23 TUI)
  • Quali sono le principali istituzioni italiane che si occupano dei documenti? (es. cos’è la Questura, la Prefettura, lo Sportello Unico, il Consolato Italiano, ecc.)
  • Quali sono i principali documenti in Italia?(es. il permesso di soggiorno, la carta di identità, il Nulla Osta, la tessera sanitaria, il visto di ingresso?)
Documenti utili
Migrare in Italia per motivi di lavoro tramite Art.23 TUI
Istituzioni e tipi di documenti in Italia

Per maggiori informazioni consulta la pagina https://www.jumamap.it/it/decreto-flussi-2023/ o chiama il Numero Verde per Richiedenti Asilo e Rifugiati di Arci, che prevede la mediazione in oltre 35 lingue. E’ attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9:30 alle 17:30.
Numero gratuito: (+39) 800 90 55 70 Whatsapp / Lycamobile: (+39) 351 1 37 63 35

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corsi Ucraina

Opportunità di Job Shadowing

Il progetto Erasmus+ “YEAR – Youth Education and Activism for Refugees’ and Migrants’ Rights” offre a persone rifugiate o con background migratorio l’opportunità di partecipare ad un tirocinio della durata di un mese in un altro paese europeo.

I/le partecipanti selezionati/e faranno esperienza nel settore della promozione dei diritti e dell’assistenza legale a persone migranti, rifugiate e richiedenti asilo.

I requisiti per la candidatura sono:
• Età compresa tra i 18 e 30 anni
• Background migratorio (personale o familiare)
• Essere regolarmente residente in uno dei tre paesi partecipanti al progetto (Italia, Spagna e Germania)
• Buon livello di inglese (B2 o superiore – non necessaria certificazione)

Le candidature sono aperte fino all’8 agosto.

Clicca qui per candidarti e per avere maggiori informazioni sul tipo di attività offerte dal progetto.

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corsi

Cecina: formazione “la mediazione culturale in frontiera”

Nell’ambito del festival MIA – Meeting Internazionale Antirazzista, organizzato da Arci Toscana e che si svolgerà dal 4 l 7 luglio a Cecina, si terrà la formazione rivolta ai mediatori/mediatrici linguistico-culturali:

LA MEDIAZIONE CULTURALE IN FRONTIERA

  • Le peculiarità del lavoro di mediazione in frontiera con migranti forzati e sopravvissuti a contesti di guerra e violenza, un’attività di protezione.
  • Come la mediazione linguistico –culturale può favorire l’emersione di esigenze specifiche ed in particolare degli indicatori di violenza e/o tratta.
  • Il codice etico UNHCR adottato da Arci: perché è importante?

La formazione, organizzata da UNHCR in collaborazione con Arci, si svolgerà il 05 luglio 2023 dalle ore 10:00 alle 16:00-
La formazione è gratuita e aperta a tutti/e e verrà rilasciato un certificato di partecipazione da UNHCR.

Per info e iscrizioni (entro il 3 luglio) scrivere a: numeroverdemediazione@arcinazionale.it

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corsi Evidenza

Nuova opportunità di finanziamento per organizzazioni guidate da rifugiati/e

Il Fondo per l’innovazione guidata dai rifugiati dell’UNHCR è aperto a nuove domande da parte di organizzazioni guidate da rifugiati/e in tutto il mondo.

Il Fondo sostiene l’innovazione di tutte le organizzazioni guidate da persone che hanno subito sfollamenti forzati, inclusi rifugiati/e, richiedenti asilo, sfollati/e interni, rimpatriati/e e apolidi. Il Fondo fornisce supporto olistico – combinando risorse finanziarie, tutoraggio e altre competenze – direttamente alle organizzazioni guidate da rifugiati/e, per consentire loro di progettare e realizzare nuovi interventi che abbiano un impatto positivo duraturo sulle loro comunità.

Ai candidati/e viene chiesto di candidarsi come team, di solito come parte di un’organizzazione esistente.

Il bando chiude il 30 giugno 2023 alle ore 23:59.

Maggiori informazioni qui

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Salute

La malattia di Chagas: giornata di sensibilizzazione e screening a Roma il 14 aprile

La malattia di Chagas, detta anche tripanosomiasi americana, è una malattia infettiva causata da un parassita (Trypanosoma cruzi) trasmesso all’uomo dalla puntura di una cimice che vive principalmente nelle zone rurali dei paesi endemici dell’America Latina. Può essere trasmessa anche mangiando cibo contaminato da cimici, attraverso trasfusioni di sangue o trapianti d’organo, o ai neonati durante il parto. Dopo una fase acuta lieve di alcune settimane – con sintomi aspecifici come febbre – la maggior parte delle persone rimane a lungo senza mostrare alcun segno della malattia e senza alcun disturbo. Gli anticorpi specifici sono in grado di indicare se vi è stato un contatto con il parassita.

Solamente il 30% delle persone infette, anni dopo essere entrati in contatto con il parassita, sviluppa sintomi ed importanti alterazioni del cuore e/o dell’apparato intestinale (esofago e colon).

Per evitare la comparsa di queste complicazioni è disponibile una terapia specifica, tanto più efficace quanto più precocemente viene effettuata.

  • Sei nato/nata in America Latina?

  • Hai soggiornato per un lungo periodo in un paese endemico dell’America Latina?

  • Sei originaria dell’America Latina ed aspetti un figlio?

  • I tuoi figli sono nati in America Latina oppure in Italia ma hanno origini latino-americane? 

In queste circostanze, è raccomandato eseguire il test di screening per la Malattia di Chagas ed, eventualmente, accedere alle cure.

Paesi endemici dell’America Latina (in cui è presente la malattia): Argentina, Belize, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, El Salvador, Ecuador, Guatemala, Guiana, Guiana Francese, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Suriname, Uruguay, Venezuela.

Venerdì 14 Aprile 2023, dalle 08:30 alle 17:00
Giornata mondiale della Malattia di Chagas

Giornata di sensibilizzazione e di screening

Presso l’Istituto “Lazzaro Spallanzani”  Padiglione di Raimondo – Via Portuense 292, Roma (RM)

Sarà possibile eseguire il TEST GRATUITAMENTE:

Il test di screening per la Malattia di Chagas consiste in un prelievo di sangue che viene analizzato per la ricerca degli anticorpi contro questa patologia.

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Evidenza Faq Ucraina

Le 25 domande più frequenti tra la comunità rifugiata ucraina e le relative risposte

UNHCR e Intersos, insieme ai volontari nelle Comunità, hanno raccolto le 25 domande più frequenti tra la comunità rifugiata ucraina in Italia.

FORME DI PROTEZIONE

I cittadini ucraini per poter viaggiare nei paesi dell’area non-Schengen devono tener presente che è necessario essere in possesso di un passaporto valido (alcuni paesi di destinazione possono chiedere quello biometrico) ed eventualmente di un visto (se richiesto dal paese di destinazione). Non è necessario essere in possesso di un permesso rilasciato dalle autorità italiane (che può essere richiesto solo in caso di rientro in Italia). In ogni caso per avere maggiori informazioni ai cittadini ucraini che intendono recarsi in un paese estero, non-area Schengen, è consigliato consultare I siti governativi (e.g. Ministero degli Esteri) del paese di destinazione.

  •  

 Se hai diritto alla protezione temporanea ma non sei in possesso di un documento di viaggio, spetterà alle autorità alla frontiera del paese dell’UE di primo ingresso consentirti di continuare il viaggio se necessario, ad esempio rilasciando un documento di viaggio e un visto o utilizzando i moduli di trasferimento relativi alla legislazione in materia di protezione temporanea.

Al momento, non esistono specifiche norme che impediscano il ritorno nel Paese di origine di una persona con la protezione temporanea, né che ne stabiliscano una durata massima.

In attesa del rilascio del permesso di soggiorno per protezione temporanea, puoi viaggiare o trasferirti in un’altra città italiana, ma dovrai comunque ritirare il permesso di soggiorno nella stessa Questura-Ufficio Immigrazione dove hai presentato la richiesta. Per quanto riguarda i viaggi all’estero, in attesa del rilascio del permesso di soggiorno è possibile viaggiare nei Paesi dell’area Schengen, con passaporto biometrico, ma solo nei primi 90 gg successivi all’ingresso in tale area.

In linea generale, ciò dipende dalla tipologia del permesso di soggiorno.
I cittadini Ucraini sono esenti da obbligo di visto nello spazio Schengen e possono soggiornare temporaneamente in uno stato dell’Unione europea, diverso da quello che ha rilasciato il permesso di soggiorno, fino a 90 giorni (nell’arco di un periodo di 6 mesi), se in possesso di passaporto biometrico o titolo di viaggio.

Tuttavia, la normativa, italiana ed europea, non è univoca e lascia spazio ad interpretazioni; pertanto, è sempre consigliabile rivolgersi alla Questura di competenza per chiarimenti.

Premesso che i tempi delle procedure posso variare, è opportuno rivolgersi alla Questura, Ufficio immigrazione, di competenza, anche con l’ausilio eventualmente di un’associazione specializzata o di un legale di fiducia. Ricorda comunque che con la ricevuta di presentazione della domanda di permesso di soggiorno, potrai già esercitare i diritti connessi alla protezione temporanea. Potrai poi controllare lo stato della tua pratica consultando il seguente sito https://questure.poliziadistato.it/stranieri

CENTRI DI ACCOGLIENZA E SERVIZI DI INTEGRAZIONE

Non esiste un riferimento unico a livello nazionale. Nell’avviso pubblicato dalla Protezione Civile, si specificava che l’obiettivo generale era offrire misure di accoglienza diffusa e di accompagnamento per l’integrazione e l’autonomia (vitto e alloggio, beni e servizi di prima necessità, orientamento e accesso ai servizi territoriali, mediazione, orientamento legale, corsi di lingua, assistenza per iscrizione scolastica, ecc.). Tuttavia, la concreta erogazione di beni e servizi dipende dalla singola convenzione tra ente gestore e Comune. Per avere informazioni dettagliate, dunque, suggeriamo di contattare l’ente gestore dell’accoglienza diffusa presso cui si è ospitati. L’elenco completo degli enti gestori dei posti di accoglienza diffusa attualmente attivi è disponibile alla seguente pagina web della Protezione Civile: https://mappe.protezionecivile.gov.it/it/mappe-e-dashboards-emergenze/mappe-e-dashboards- ucraina/accoglienza-diffusa

La richiesta di trasferimento in un diverso centro di accoglienza deve essere motivata da reali necessità e l’effettivo trasferimento è generalmente condizionato dall’eventuale disponibilità di posti nella zona interessata. La richiesta, motivata e corredata da eventuale documentazione, va inviata alla Prefettura (Area IV), alla Protezione Civile o al Comune della città in cui ci si trova (a seconda del tipo di centro di accoglienza).

Secondo la legge italiana, l’abbandono ingiustificato dei centri di accoglienza comporta la revoca delle misure di accoglienza. Negli anni le Prefetture hanno per prassi adottato decisioni di revoca dei provvedimenti di accoglienza, qualora le persone si fossero allontanate dalle strutture senza giustificato motivo per più di 48 o 72 ore. Le persone accolte nei centri, tuttavia, hanno la possibilità di chiedere alle Prefetture, tramite gli enti gestori delle strutture, il permesso di allontanarsi per periodi più lunghi, giustificando il motivo della richiesta.

La Carta di Identità Elettronica può essere richiesta presso il proprio Comune di residenza o dimora.
Per informazioni su come ottenere la Carta di Identità, si consiglia di visitare la pagina ufficiale del Ministero dell’Interno al seguente link: 

https://www.cartaidentita.interno.gov.it/richiedi/rilascio-e-rinnovo-in-italia/#:~:text=La%20Carta%20di%20Identit%C3%A0%20Elettronica,a%20smarrimento%2C%20furto%20o%20deterioramento

italia/#:~:text=La%20Carta%20di%20Identit%C3%A0%20Elettronica,a%20smarrimento%2C%20furto%20 o%20deterioramento.

Ogni individuo ha diritto ad ottenere l’iscrizione anagrafica nel Comune in cui risiede. A tal fine, non è necessario avere un contratto di affitto o essere proprietari di un’abitazione, ma è sufficiente risiedere abitualmente nel Comune. Infatti, ad esempio, la residenza può essere richiesta anche se si vive presso amici o parenti, in una Casa famiglia, in un centro d’accoglienza, in una comunità protetta, ecc.

Per coloro che non hanno una dimora, in alcuni Comuni è prevista la cd residenza fittizia. Per maggiori informazioni, si suggerisce comunque di prendere contatti con il Comune presso cui si vuole fissare la propria residenza o di consultarne la pagina web ufficiale.

LAVORO

Dopo aver chiesto la protezione temporanea, puoi svolgere un’attività di lavoro subordinato (anche stagionale) o autonomo, frequentare un corso di formazione professionale, fare un tirocinio e accedere alle altre misure di politica attiva del lavoro, alle stesse condizioni dei cittadini italiani. Per l’assunzione e per le altre procedure puoi utilizzare il permesso di soggiorno per protezione temporanea o la ricevuta della domanda (se sei ancora in attesa del rilascio), oltre al codice fiscale italiano che ti è stato assegnato quando hai chiesto l protezione temporanea. Puoi cercare lavoro in Italia rivolgendoti ai Centri per l’Impiego (CPI), alle Agenzie per il Lavoro e agli altri soggetti pubblici e privati accreditati ai servizi per il lavoro. L’iscrizione ai centri per l’impiego è gratuita ed inoltre, e’ necessario compilare la DID cioè la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro, che può essere compilata con l’aiuto degli operatori dei CPI o dei patronati o sulla piattaforma online dell’ANPAL (https://www.anpal.gov.it/did). Per saperne di più, leggi le FAQ su lavoro e protezione temporanea pubblicate su: Lavoro e protezione temporanea, risposte alle domande più frequenti (https://www.integrazionemigranti.gov.it/it-it/Ricerca- news/Dettaglio-news/id/2487/Lavoro-e-protezione-temporanea-risposte-alle-domande-piu-frequenti).

L’Italia ha deciso di consentire l’esercizio temporaneo delle qualifiche professionali sanitarie e della qualifica di operatore socio-sanitario ai professionisti cittadini ucraini, che hanno i seguenti requisiti:

  • residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022

  • in possesso dei titoli previsti nel loro paese d’origine ed una qualifica professionale conseguita all’estero regolata da specifiche direttive dell’Unione europea (resta fermo l’obbligo di avere un Passaporto europeo per le qualifiche dei rifugiati – EQPR).
    Chi, in possesso dei requisiti, fosse interessato a operare in territorio italiano, può presentare domanda direttamente alla struttura sanitaria o sociosanitaria conosciuta che indica la relativa procedura di assunzione. Tali professionisti possono essere assunti alternativamente con:
    – contratti a tempo determinato
    – incarichi libero professionali
    – contratti di collaborazione coordinata e continuativa

In Italia esistono diversi modi attraverso cui si possono far valere i diritti del/la lavoratore/trice, presentando apposita denuncia. Innanzitutto, è possibile rivolgersi all’Ispettorato del lavoro territorialmente competente, presso gli uffici indicati nella pagina web: https://www.ispettorato.gov.it/it- it/il-ministero/Uffici-periferici-e-territoriali/Pagine/default.aspx. L’Ispettorato nazionale del lavoro ha prodotto, inoltre, dei video informativi in 9 lingue, che forniscono ai lavoratori gli strumenti per conoscere i propri diritti e denunciare le situazioni di sfruttamento, disponibili alla pagina web: https://www.ispettorato.gov.it/it-it/media/Conosco-i-miei-diritti- denunciolosfruttamento/Pagine/default.aspx.

È possibile, inoltre, anche denunciare lo sfruttamento presso gli uffici della Guardia di Finanza, oppure fare ricorso al Giudice del Lavoro al fine di ottenere una condanna del datore di lavoro.
Per un supporto individuale e legale, si suggerisce di contattare ARCI, partner di UNHCR, ai seguenti recapiti:

Numero Verde: 800 905 570 Lycamobile/Watsapp: 0039 3511376335 Email: numeroverderifugiati@arci.it

ASSISTENZA ECONOMICA

Il governo italiano ha previsto, per le persone arrivate dall’Ucraina che hanno trovato una sistemazione autonoma e hanno chiesto protezione temporanea, un contributo di sostentamento di 300 euro a persona al mese per adulto. Al genitore di minori di 18 anni è riconosciuta anche una integrazione di 150 euro al mese per ciascun minore. Ad esempio, il genitore di un minore di 18 anni potrà ricevere un contributo pari a 450 euro al mese.
Per ottenere una quota mensile del contributo devi essere o essere stato in autonoma sistemazione (non assistito in strutture finanziate dallo Stato italiano, ad esempio ospite presso amici o parenti) per almeno dieci giorni nell’arco del mese. Sulla base di questo requisito, puoi richiedere un massimo di tre quote mensili da 300 euro, a partire dalla data riportata sulla ricevuta di presentazione della domanda di permesso di soggiorno per protezione temporanea.
Per avere diritto al contributo devi aver presentato, entro il 30 settembre 2022, domanda di permesso di soggiorno per protezione temporanea presso la Questura – Ufficio immigrazione della città in cui ti trovi. A questa condizione – e se hai i requisiti richiesti per i mesi di ottobre, novembre e dicembre – hai tempo fino al 31 dicembre 2022 per richiedere il contributo.
Se hai presentato domanda di permesso di soggiorno dopo il 30 settembre 2022 non puoi, al momento, richiedere il contributo. È probabile però che il Governo italiano stabilisca una proroga di tale termine. Ti invitiamo quindi a consultare periodicamente il sito www.protezionecivile.gov.it, oppure https://emergenze.protezionecivile.gov.it/it/pagina-base/la-piattaforma-richiedere-il-contributo-di-sostentamento, dove saranno comunicate eventuali nuove misure.

Presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è istituito il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, la cui dotazione annua è determinata dalla legge di bilancio. Inoltre, i Comuni con particolari problemi abitativi possono attingere al Fondo per l’erogazione di contributi in favore di inquilini morosi incolpevoli. La persona alla quale è stato notificato un atto di intimazione di sfratto per morosità può chiedere l’intervento dello Stato in alcuni casi, fra i quali: perdita di lavoro per licenziamento; accordi aziendali o sindacali e cassa integrazione con consistente riduzione dell’orario di lavoro; mancato rinnovo di contratto a termine o di lavoro atipici; cessazioni di attività libero – professionali o di imprese registrate, derivanti da cause di forza maggiore o da perdita di avviamento in misura consistente; malattia grave, infortunio o decesso di un componente del nucleo familiare che abbia comportato la riduzione del reddito.

Possono accedere al fondo i titolari del contratto di affitto regolarmente registrato, cittadini italiani o europei o cittadini extra UE in possesso di regolare permesso di soggiorno, che risiedono da almeno un anno in un alloggio oggetto di sfratto e rispettano i parametri ISE/ISEE previsti dal decreto (ISE: 35.000 euro; ISEE: 26.000 euro).

Puoi informarti presso il tuo Comune di residenza su come presentare la domanda di accesso ai contributi. Alcune Regioni hanno introdotto requisiti di accesso al Fondo per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione che possono escludere stranieri, compresi i rifugiati: per ulteriori informazioni contatta il servizio antidiscriminazione dell’ASGI:

antidiscriminazione@asgi.it, tel. 351 55 42 008

FORMAZIONE SCOLASTICA E SERVIZI PER BAMBINI

Ogni Territorio ha sviluppato progetti di inclusione e di supporto. Il consiglio è quello di rivolgersi, prima di tutto, ai servizi sociali di zona, per avere maggiori informazioni.
Informazioni sui servizi disponibili a livello locale possono essere rinvenute sul sito web https://www.jumamap.it/map

Per iscrivere i figli a scuola il genitore, o chi esercita la responsabilità genitoriale, deve compilare il modulo fornito dalla segreteria della scuola.
Se il genitore ha già i seguenti documenti, può consegnarli alla segreteria:
✔ certificato di nascita
✔ certificato di vaccinazione
✔ dichiarazione della scuola frequentata nel paese
d’origine
In mancanza di questa documentazione, il genitore, ochi esercita la responsabilità genitoriale, autocertifica la data di nascita dell’alunno, la classefrequentata nel paese d’origine e tutte le altre informazioni richieste.
Al momento dell’iscrizione si compilano i moduli per:
✔ la scelta del tipo di scuola
✔ la scelta se avvalersi o meno dell’insegnamento
della religione cattolica
I minori possono essere iscritti a scuola in qualunque momento dell’anno anche se le attività scolastiche sono già iniziate. Tutti i bambini hanno diritto a frequentare la scuola dell’obbligo in Italia, anche se non sono in regola con le norme sul soggiorno e sulla vaccinazione.
Per il nido (0-3 anni) e le scuole dell’infanzia (3-6 anni), non essendo scuola dell’obbligo, sono necessarie le vaccinazioni di profilassi.

In generale, per poter usufruire delle prestazioni sociali e riduzione oesenzione per la mensa scolastica delle tariffe e il trasporto scolastico, le famiglie che ne fanno richiesta devono produrre l’ISEE che dimostra la loro condizione economica complessiva reddituale e patrimoniale del nucleo familiare. Gli aventi diritto sono tutte le famiglie – italiane o immigrate – che rientrano nelle soglie ISEE fissate dal Comune di residenza i cui figli sono iscritti alla:
– scuola d’infanzia;
– scuola primaria e secondaria di primo grado che hanno il servizio di refezione e di trasporto scolastico.

I requisiti previsti sono:
– l’attestazione ISEE in corso di validità oppure la DSU (Dichiarazione sostitutiva Unica);

– rientrare nella soglia ISEE fissata dal Comune di residenza;

– documento di residenza nel Comune in cui i minori sono iscritti o frequentano la scuola convenzionata. Ogni Comune stabilisce con delibera quali sono I termini di scadenza per la presentazione dell’ISEE per l’ottenimento delle riduzioni o esenzione per la mensa scolastica e prestazioni sociali. In media l’INPS rilascia l’ISEE in circa 10 giorni lavorativi, per cui, gli interessati devono farne richiesta in tempo per rispettare I termini di scadenza fissati dal proprio Comune

Il Ministero dell’Istruzione italiano ha rilevato come la barriera linguistica costituisca il primo ostacolo all’azione educativa della scuola e, pertanto, la necessità che il personale scolastico possa essere affiancato da mediatori linguistici e culturali, rilevando altresì il necessario intervento degli Uffici scolastici regionali che dovranno coordinare le azioni delle scuole con quelle degli enti locali, competenti in materia.
Si suggerisce pertanto di far riferimento all’istituto scolastico di competenza ed agli uffici del Comune di residenza, per maggiori dettagli.

L’insegnante di sostegno è previsto nella scuola pubblica di ogni grado, per gli alunni che ne abbiano necessità. La prima tappa per poterne fare richiesta consiste nel rivolgersi al Servizio di Neuropsichiatria infantile della ASL di residenza. Maggiori dettagli sono presenti su diversi siti, tra questi il sito riportato al seguente link https://www.areato.org/come-si-richiede-linsegnante-di- sostegno/#:~:text=L’insegnante%20di%20sostegno%20%C3%A8,della%20vostra%20ASL%20di%20reside nza, e nelle informative messe a disposizioni dal Ministero dell’Istruzione (https://www.miur.gov.it/alunni-con-disabilita).

ISTRUZIONE – UNIVERSITA'

È necessario prima di tutto sapere a quale finalità si richiede il riconoscimento di titoli di studio e qualifiche, per assicurarsi di attivare la procedura corretta ed evitare l’attivazione di procedure lunghe e complesse che rischiano di non essere utili allo scopo previsto. Alle diverse finalità corrispondono infatti diverse procedure e diverse istituzioni responsabili.
Iniziamo dal riconoscimento accademico, ovvero quello che si richiede per poter accedere alla formazione di livello universitario detta “di primo ciclo” (corrispondente alla laurea di primo livello o bachelor), per poter proseguire gli studi accedendo a corsi di “secondo ciclo” (laurea magistrale italiana o Master) o di “terzo ciclo” (dottorato di ricerca o Ph.D). Per l’accesso a corsi di primo ciclo sarà necessario avere ottenuto un titolo finale ufficiale di scuola secondaria in Ucraina che consente l’accesso a corsi di primo ciclo della stessa tipologia nel proprio paese, a seguito di un percorso complessivo di almeno 12 anni di studi e avendo superato l’eventuale prova finale prevista in Ucraina.
Per l’accesso a corsi di secondo e terzo ciclo, sarà necessario avere ottenuto un titolo di primo (per l’accesso al secondo ciclo) oppure secondo ciclo (per l’accesso a corsi di terzo ciclo) rilasciato da un’istituzione ufficiale ucraina e che consenta nel sistema ucraino l’accesso ad un corso di pari livello. Il titolo deve avere caratteristiche corrispondenti a quello italiano richiesto per l’ingresso. Le informazioni specifiche sulle modalità di iscrizione e i documenti da presentare sono fornite direttamente dalle università o istituzioni di formazione superiore.
La competenza per il riconoscimento dei cicli e dei periodi di studio svolti all’estero e dei titoli di studio stranieri ai fini sopra indicati, è attribuita in primo luogo alle Università ed agli Istituti di istruzione universitaria.

Passiamo adesso all’ipotesi del riconoscimento a fini professionali, ovvero per avere la possibilità di esercitare in Italia una specifica professione. In Italia le professioni si dividono tra “non regolamentate” dalla legge e “regolamentate”. Il caso più semplice è quello delle professioni “non regolamentate”, che possono essere esercitate anche in assenza di uno specifico titolo di studio, aperte quindi a chi possiede un titolo di studio conseguito in Italia o all’estero. In questo caso non è necessario ottenere il riconoscimento formale o legale, ma sarà al più opportuno allegare un eventuale documento che descriva le caratteristiche del titolo di studio, affinché possa essere meglio compreso da un datore di lavoro italiano. Le “professioni regolamentate” sono invece quelle per cui la legge stabilisce sia qual è il titolo di studio indispensabile, sia i successivi requisiti di addestramento alla pratica della professione (per es. tirocinio e/o esame di Stato per l’abilitazione professionale). L’esercizio di queste professioni è consentito esclusivamente alle persone abilitate secondo la normativa specifica per la tipologia di professione regolamentata. Coloro che sono in possesso di un titolo professionale estero (che nel Paese che lo ha rilasciato dà diritto ad esercitare una determinata professione regolamentata) devono quindi ottenerne il riconoscimento dalla competente autorità italiana allo scopo di poter esercitare legalmente in Italia la professione corrispondente. L’elenco delle professioni regolamentate e le autorità competenti al riconoscimento del titolo professionale può essere consultato sul sito web Impresa in un giorno del Ministero dello Sviluppo economico (https://www.impresainungiorno.gov.it/web/l-impresa-e-l- europa/list-of-regulated- professions?p_p_id=PSCTabellaSearchAndView_WAR_pscprofessioniportlet_INSTANCE_4Er12uRyslpq& p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&p_p_mode=view&p_p_col_id=column- 1&p_p_col_pos=1&p_p_col_count=2&_PSCTabellaSearchAndView_WAR_pscprofessioniportlet_INSTAN CE_4Er12uRyslpq_javax.portlet.action=search).

Per maggiori informazioni, si può consultare il sito del Ministero dell’Università e della Ricerca https://www.mur.gov.it/it e del CIMEA – Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche (https://www.cimea.it/?f=index&langw=EN).

Infine, ai seguenti link, è possibile consultare i video, realizzati da UNHCR, riguardo al sistema italiano di riconoscimento delle qualifiche:
In lingua ucraina: ВИЗНАННЯ КВАЛІФІКАЦІЇ – I (parte I); ВИЗНАННЯ КВАЛІФІКАЦІЇ – II (parte II);
In lingua russa: ПРИЗНАНИЕ КВАЛИФИКАЦИИ – I (parte I); ПРИЗНАНИЕ КВАЛИФИКАЦИИ – II (parte II); Nella lingua dei segni ucraina: ВИЗНАННЯ КВАЛІФІКАЦІЇ.

I titoli di studio stranieri non sono automaticamente riconosciuti in Italia. Secondo l’ordinamento italiano, gli studenti stranieri che devono iscriversi presso le istituzioni scolastiche di istruzione secondaria superiore, devono alternativamente richiedere l’equipollenza al diploma di licenza conclusiva del primo ciclo di istruzione e I documenti da dover presentare, direttamente ad una istituzione scolastica italiana scelta per l’inserimento dello studente, sono i seguenti:
– certificato che attesti gli anni di scolarità o il titolo di studio recante firma del Dirigente scolastico della scuola frequentata nel Paese straniero, legalizzata dall’Autorità diplomatica o consolare italiana in loco;
– dichiarazione di valore accompagnata dalla traduzione in lingua italiana del titolo (certificata e giurata, conforme al testo straniero) o del certificato che attesti gli anni di scolarità, da parte dell’Autorità diplomatica o consolare italiana operante nel Paese in cui il documento e stato prodotto.

È un documento che contiene la valutazione delle qualifiche accademiche dei rifugiati che hanno conseguito un titolo finale di scuola secondaria o universitario ma che non hanno con sé la relativa documentazione per dimostrarlo. Il Passaporto Europeo delle Qualifiche dei Rifugiati contiene informazioni anche sulle esperienze lavorative e sulle competenze linguistiche dell’individuo.
La procedura si svolge in due fasi:

  1. il candidato compila un questionario con le informazioni relative al suo percorso scolastico, alle lingue parlate e alle esperienze lavorative;
  2. il candidato è chiamato a sostenere un colloquio davanti ad una commissione di valutatori esperti, che hanno valutato il questionario.

I candidati devono creare un account sulla piattaforma EQPR IT (https://wallet.diplo- me.eu/coe/#/auth/login) per procedure alla valutazione. Per maggiori informazioni consultare il seguente link: https://www.coe.int/en/web/education/recognition-of-refugees-qualifications.

ASSISTENZA MEDICA

La richiesta di permesso di soggiorno per protezione temporanea garantisce l’assistenza sanitaria sul territorio nazionale, a parità di trattamento rispetto ai cittadini italiani, attraverso l’iscrizione nelle Asl di domicilio. Per “domicilio” si intende l’indirizzo indicato nella richiesta di permesso.
La richiesta di permesso di soggiorno consente l’attribuzione del medico di medicina generale e/o del pediatra di libera scelta. L’iscrizione si effettua solitamente in un ufficio o presso uno sportello, chiamato “scelta e revoca del medico”. Nella stessa sede sarà possibile scegliere il medico di famiglia e/o il pediatra per i minori. Verrà rilasciato un documento cartaceo sul quale sono indicati:

  • il codice identificativo
  • il nome
  • il nominativo del medico e/o pediatra scelto.

Ogni medico di famiglia o pediatra scelto ha un ambulatorio e deve garantire, gratuitamente, le visite di medicina generale, in orari e giorni stabiliti. È necessario rivolgersi al medico e al pediatra per ogni prescrizione specialistica e farmaceutica. Le medicine prescritte dal medico sono fornite dalle farmacie.

Una volta che ci si è iscritti al sistema sanitario nazionale, si consiglia di chiedere tale informazione al proprio medico di famiglia.

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Asilo e immigrazione Evidenza

Nuovo decreto immigrazione 2023: semplificazioni sui flussi d’ingresso, contrasto immigrazione “irregolare” e restrizioni protezione speciale

È entrato in vigore il nuovo decreto immigrazione (Decreto Legge 20/2023). Di seguito le principali modifiche:

INASPRIMENTO DELLE PENE PER REATI CONNESSI ALL’IMMIGRAZIONE “IRREGOLARE”:

Si introduce il nuovo reato di “morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina”, che prevede gravi pene:

  • da 10 a 20 anni per lesioni gravi o gravissime a una o più persone;
  • da 15 a 24 anni per morte di una persona;
  • da 20 a 30 anni per la morte di più persone.

DECRETO FLUSSI:

  • Nuove modalità di programmazione dei flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri
    Le quote di stranieri da ammettere in Italia per lavoro subordinato saranno definite, non più solo per un anno ma per un triennio (2023-2025).
    Saranno privilegiati i lavoratori e le lavoratrici provenienti da paesi che promuovono campagne mediatiche sui rischi dei traffici migratori irregolari.
  • Modifiche alle norme sui titoli di ingresso e di soggiorno per lavoro subordinato di stranieri
    Si semplifica l’avvio del rapporto di lavoro degli stranieri con aziende italiane e si accelera la procedura di rilascio del nulla osta al lavoro subordinato, anche per lavori stagionali.

Programmi di formazione
Gli stranieri e le straniere che hanno superato, nel proprio Paese di origine, i corsi di formazione riconosciuti dall’Italia, e promossi dal Ministero del lavoro, potranno richiedere l’ingresso in Italia fuori dalle quote del Decreto flussi.

PROLUNGAMENTO DURATA DEL PERMESSO DI SOGGIORNO RINNOVATO:

I rinnovi del permesso di soggiorno rilasciato per lavoro a tempo indeterminato, per lavoro autonomo o per ricongiungimento familiare avranno durata massima di tre anni, anziché due.

NUOVE MISURE RESTRITTIVE SULLA PROTEZIONE SPECIALE

Per il riconoscimento della protezione speciale è stato eliminato il riferimento alla protezione della vita privata e familiare della persona che ne fa richiesta.

Attenzione: la modifica si applica solo per le domande che verranno presentate a partire dal 10/03/2023, ad eccezione di chi ha già un appuntamento in Questura. 

Per chi non ha ancora un appuntamento in Questura, ma ha fatto domanda prima del 10/03/2023, suggeriamo di stampare (e conservare) la e-mail con cui è stata presentata la domanda in Questura.

Nota bene: la protezione speciale continuerà ad essere rilasciata nei casi in cui venga valutato che il respingimento dello straniero possa comportare “persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali” (ART 19, Comma 1 del TUI)

I permessi di protezione speciale già rilasciati prima del 10/03/2023 riconosciuti per la tutela e il “rispetto della propria vita privata e familiare” potranno essere rinnovati ancora per un anno, e possono essere sempre convertiti in permessi per lavoro.

Domande dopo il 10/03/2023 per la protezione speciale

Il nostro consiglio è quello di rivolgersi ad un ente di tutela come il Numero Verde per Richiedenti Asilo e Rifugiati di Arci (800905570 o +39 3511376335, o scrivendo a numeroverderifugiati@arci.it) o contattando un avvocato di fiducia per presentare in ogni caso domanda di protezione speciale, allegando alla richiesta documenti o una relazione dettagliata che evidenzi gli aspetti anche della vita privata (inclusione socio-lavorativa e/o vita familiare) in considerazione dell’art. 8 CEDU, che andrà sempre rispettato perché previsto dall’art. 117 della Costituzione.

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