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Violenza di genere

“Il Cerchio della Luna”, a Brescia nasce un nuovo centro antiviolenza

il cerchio della luna

A Brescia nasce il nuovo Centro antiviolenza – casa rifugio, gestito dalla cooperativa sociale “Il Cerchio della Luna“, per tutte quelle donne, italiane e straniere, che sono vittime di violenza di genere. Con la costituzione del nuovo centro la città di Brescia può contare complessivamente 12 case rifugio per un totale di 75 posti accoglienza.

Qualche info generale

La cooperativa sociale opera nel rispetto dei diritti fondamentali delle donne accolte avvalendosi dell’esperienza e della professionalità di personale qualificato sul tema della violenza domestica: psicologhe, educatrici, assistenti sociali, legali ed operatrici volontarie.

Contatti

Il centro antiviolenza è raggiungibile telefonicamente al numero 331.1256117 ed è attivo, dal lunedì al venerdì, dalle 14.30 alle 17.30.

Sede: viaFrancesco Baracca 1, Brescia

Email: ilcerchiodellaluna@libero.it

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/cerchiodellaluna/

 

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Evidenza Violenza di genere

Giornata contro la violenza sulle donne: il supporto dei Centri Antiviolenza

Giovedì 25 novembre 2021 si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e l’occasione è importante per sensibilizzare su un tema che purtroppo è ancora molto attuale.Molte sono infatti le donne che ogni giorno sono vittime di violenza tra le mura domestiche, nei luoghi di lavoro, per strada, a scuola. Il recente lockdown non ha fatto altro che peggiorare le cose: l’obbligo di restare a casa ha significato per molte donne rimanere a stretto contatto per quasi tre mesi con il proprio partner violento.
I dati ufficiali
Durante il lockdown, le chiamate al numero antiviolenza 1522 sono state 5.031, il 73% in più sullo stesso periodo del 2019 (dati Istat). Le vittime che hanno chiesto aiuto sono 2.013 (+59%). Nel 60,6% dei casi le chiamate arrivano tra le 9 e le 17; quelle durante la notte e la mattina presto, solitamente in numero minore, hanno raggiunto il 17,5% durante il lockdown. Ma denunciare resta, per le vittime di violenza, una scelta difficile. Sempre secondo i dati Istat, il 45,3% delle vittime ha paura per la propria incolumità o di morire; il 72,8% non denuncia il reato subito. Nel 93,4% dei casi la violenza si consuma tra le mura domestiche, nel 64,1% si riportano anche casi di violenza assistita.Un interessante rapporto di Eige (Istituto europeo per l’uguaglianza di genere) ha poi mostrato come purtroppo il femminicidio continui a essere il più frequente tra gli episodi di violenza sulle donne. Sono 111 gli omicidi di donne 2019. Di questi il 91% sono classificabili come femminicidi. 2.000 in totale gli orfani di crimini domestici. Numeri che devono far riflettere.
Cosa fare se si è vittime di violenza
Chiamate il numero antiviolenza 1522: è gratuito è attivo 24 ore su 24 per accogliere le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking con operatrici specializzate.
I centri antiviolenza in Italia
Abbiamo recentemente mappato alcuni dei più importanti centri antiviolenza attivi sul territorio italiano e ai quali le donne che si trovano sul territorio italiano possono rivolgersi per denunciare e trovare supporto. Li potete trovare qui
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Violenza di genere

A Catania nasce “GeneRosa”, il Centro antiviolenza interetnico

centro antiviolenza

A Catania è nato il Centro Antiviolenza Interetnico “GeneRosa. Servizi e risorse contro la violenza sulle donne“: l’obiettivo è quello di fornire supporto alla vittime di violenza di genere nel quartiere San Birillo.

L’iniziativa è promossa dall’Associazione Penelope con il contributo dell’Otto per Mille Valdese anno 2021.

Qualche info su Penelope

Con GeneRosa sono attivi: un servizio legale dedicato, servizi di mediazione culturale, accoglienza in case rifugio, attivazione di percorsi di regolarizzazione e protezione sociale ex art 18 bis Decreto Legislativo 286/98. Il centro va ad implementare la rete di risorse e servizi di contrasto alla violenza di genere e alla promozione delle pari opportunità che l’associazione ha, con determinazione e spesso nell’assenza delle istituzioni locali, realizzato sul territorio.

Il Centro è raggiungibile telefonicamente H24 al numero 095.6172601 ed è attivo, in atto, dal lunedì al venerdì dalle ore 9.30 alle 13.00.

Sede: Via Sangiuliano 167/169

Email: generosa@associazionepenelope.it |

Pagina facebook: https://www.facebook.com/reteantiviolenzaGeneRosa

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Violenza di genere

Lazio e Lombardia: Wasi, ascolto per le donne migranti

Uno sportello di ascolto psicologico multilingue attivo a Roma e Milano

“Wasi – Sportello psicologico per donne migranti” è  il progetto dell’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, realizzato attraverso la collaborazione tra le sedi di Roma e Milano attivo dal 2019.

Alla base dell’iniziativa c’è l’idea di accogliere; il risultato è la costituzione di uno spazio protetto di ascolto e di confronto dedicato alle donne migranti, rispondendo così ad un bisogno sociale diffuso, sommerso e dichiarato allo stesso tempo.

Il progetto prevede uno sportello di ascolto che si avvale di psicologhe madrelingua. Le lingue coperte vanno dallo spagnolo, al tagalog, dall’ucraino e al russo, al portoghese: l’intento è quello di unire alla competenza professionale la piena capacità di comprensione linguistica e soprattutto culturale con l’utenza.

Inoltre, quando possibile, vengono creati dei gruppi di Auto Mutuo Aiuto in cui, partendo da uno spunto di riflessione in materia di disagi psicologici connessi alla migrazione, le partecipanti hanno così la possibilità di condividere la propria esperienza individuale.

Vengono organizzati di corsi per acquisire e valorizzare professionalità e competenze tra cui quello per il conseguimento della patente, il corso di italiano o di inglese e un corso di scrittura creativa.

WASI Sportello psicologico per donne migranti

Fonte: Piuculture / IntegrazioneMigranti

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Salute Violenza di genere

Io ho diritto alla salute – Violenza di genere contro uomini

Il fenomeno della violenza di genere nei confronti di ragazzi, uomini e persone LGBTIQ+ è estremamente diffuso, lungo tutto il percorso migratorio. E’ importante parlarne perchѐ può verificarsi in qualsiasi ambiente e contesto culturale, sia in tempi di pace, ma soprattutto in contesti di guerra e di conflitto; per alcuni rifugiati può essere causa di fuga, e una fonte di ulteriore vulnerabilità nei paesi di transito o di destinazione.

I video sono disponibili in ITALIANO, INGLESE e FRANCESE.

La campaga è realizzata da Unhcr Italia e Il Grande Colibrì

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Violenza di genere

LA TRATTA DI PERSONE È UNA GRAVE VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI

SE HAI VISSUTO O VIVI UNA SITUAZIONE DI SFRUTTAMENTO PUOI ESSERE AIUTATO

CHIAMA IL 800290290
Gratuito – Anonimo – Attivo 24h

In Italia esistono dei servizi che offrono protezione e assistenza alle persone che hanno vissuto o vivono situazioni di sfruttamento. Questi servizi offrono protezione mediante alloggio in case segrete, assistenza sanitaria e legale e un aiuto per favorire la tua permanenza qui in Italia, se lo desideri. Ti proporranno di entrare in uno speciale programma di assistenza con specifiche regole che loro ti spiegheranno.
Puoi rivolgerti a queste persone anche solo per un’informazione, per conoscere meglio i loro servizi o per chiedere un aiuto immediato. Il servizio è gratuito e anonimo.

Se vivi una di queste situazioni puoi:

  • Ricevere informazioni sulle leggi e sulle forme di assistenza a cui hai diritto
  • Ricevere l’assistenza medica di cui necessiti
  • Ricevere accoglienza in un luogo protetto se temi per la tua sicurezza
  • Chiedere di rimanere in Italia proseguendo la tua domanda di protezione internazionale o chiedendo un altro tipo di permesso di soggiorno
  • Chiedere di tornare nel tuo paese di origine in modo protetto attraverso un progetto di rientro volontario e assistito.
“Mi sono fidata di quella donna che mi ha promesso di farmi venire in Italia per cambiare la mia vita. Adesso, dopo un viaggio terribile, mi trovo qui, costretta a prostituirmi per pagare un debito”.
J.R., 22 anni
“Ho affrontato un lungo viaggio perché mio padre aveva deciso che sarei dovuto venire in Europa per aiutare la mia famiglia. Adesso lavoro 10 ore al giorno, tutti i giorni della settimana senza mai riposarmi, vivo nello stesso posto dove lavoro e ho ancora un debito da saldare per il mio viaggio con la persona che mi ha trovato lavoro qui in Italia”.
M.H. 18 anni
“Mi hanno convinto a partire dicendomi che qui avrei trovato una vita migliore e adesso vivo per strada chiedendo soldi e dando una parte di quello che guadagno a chi mi ha fatto arrivare”.
G.S., 20 anni

Presidenza del Consiglio dei Ministri / Ministero dell’Interno / Unhcr