Circolo Arci Accattà | Cantieri Meticci

CIRCOLO ARCI ACCATTA’

Siamo un piccolo circolo della Bassa bolognese con una lunga storia alle spalle. Come a volte succede la vita associativa negli anni andò scemando e nel 2004 il circolo stava per chiudere. Alcuni dei soci storici lanciarono un grido d’allarme che venne recepito dall’allora Sindaco Paola Marani, convinta sostenitrice dell’associazionismo locale. In breve e quasi per miracolo, un gruppo eterogeneo di giovani e meno giovani con entusiasmo e con l’appoggio di alcuni soci della prima ora lo rianimarono e lo resero quel punto di riferimento sociale e politico per il territorio che oggi ci viene riconosciuto da più parti.

Abbiamo collaborato con altre associazioni per costruire insieme iniziative e con particolare attenzione ai più deboli. Abbiamo aperto le porte alla creatività ed ai tanti e diversi interessi dei soci: solidarietà e accoglienza per le persone più fragili, promozione di approfondimenti su temi sociali e politici sia locali che di respiro più ampio, capacità di organizzare eventi culturali e gastronomici originali ed apprezzati, sono le nostre caratteristiche più peculiari.

Aderiamo al Progetto “Circoli Rifugio” attingendo a due esperienze di collaborazione per noi molto coinvolgenti. Da oltre un quinquennio costruiamo progetti con le strutture che nel persicetano gestiscono l’accoglienza dei migranti e quando un giovane afgano è uscito dalla protezione dello Sprar abbiamo deciso di accoglierlo in una delle nostre famiglie perché non aveva opportunità alternative. Oggi la sua situazione lavorativa, e di conseguenza economica, si sta consolidando e ci auguriamo che grazie al progetto possa conquistare una definitiva autonomia. La seconda persona è una donna pachistana con la quale siamo in contatto tramite la nostra relazione con “Mai più” un gruppo di auto mutuo aiuto fra donne che tentano di uscire da situazioni di violenza; la nostra amica è ospite di una famiglia monogenitoriale formata da un’altra donna con 3 figli che sta vivendo la stessa difficile esperienza, ma che per sua fortuna dispone di una casa.

CANTIERI METICCI

Cantieri Meticci nasce il 18 aprile 2014, in seguito all’esperienza iniziata nel 2005 come laboratorio sperimentale all’interno delle attività del Teatro dell’Argine, su iniziativa del regista e drammaturgo Pietro Floridia. Cantieri Meticci è una compagnia teatrale che riunisce artisti da oltre 20 Paesi differenti accomunati da una forte passione artistica e da una vocazione politica dell’agire artistico.

La compagnia oggi è composta da un’estrema eterogeneità di persone, che rispecchiano l’eterogeneità della comunità territoriale in cui trova la sua sede. Rifugiati, migranti, giovani artisti, cittadini attivisti, studenti e ricercatori universitari, insegnanti, musicisti lavorano insieme con l’intento di valorizzare le rispettive diversità e di interpretare artisticamente i cambiamenti dettati dai costanti flussi migratori.

MISSION

Cantieri Meticci porta avanti una ricerca che si esprime, da un lato, attraverso la realizzazione di spettacoli creati in partnership con istituzioni ed artisti da tutto il mondo, dall’altro attraverso progetti che mirano a trasformare i luoghi dell’accoglienza – nel nostro caso bolognesi – in luoghi d’arte e di scambio culturale tra migranti e cittadini.

Cantieri Meticci lavora principalmente nelle periferie e nelle aree cittadine che vivono situazioni di marginalità sociale e culturale, con interventi che si propongono di attivare percorsi virtuosi di creazione di comunità: le attività di Cantieri Meticci costruiscono le condizioni perché si accendano scintille di interesse per attività culturali – intese in senso lato – nei luoghi non tradizionalmente deputati alla fruizione culturale.

  • ELENCO PROGETTI

QUARTIERI TEATRALI

  • Area di intervento: periferie cittadine, aree e categorie che vivono situazioni di marginalità sociale e culturale: giovani, seconde generazioni, minori stranieri non accompagnati; migranti, rifugiati, richiedenti asilo; anziani
  • Titolo del progetto: Quartieri Teatrali
  • Descrizione degli obiettivi e azioni del progetto

I laboratori del progetto Quartieri Teatrali sono stati avviati nel 2015 in 3 quartieri di Bologna (Navile, San Donato, San Vitale – Croce del Biacco), scelti per la presenza di importanti strutture di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati.

Ad oggi il progetto Quartieri Teatrali è arrivato al suo quinto ciclo di laboratori, e conta oltre 10 percorsi attivi, in spazi volutamente “non teatrali”. Il progetto ha l’obiettivo di generare relazioni tra cittadini e migranti, e di attivare percorsi di conoscenza reciproca e cura del territorio condiviso, attraverso l’arte e il teatro. I laboratori sono attivi in centri di aggregazione, biblioteche di quartiere, scuole primarie e secondarie, e lavorano in una dimensione interculturale e intergenerazionale.

Al termine di ogni ciclo di laboratori, Cantieri Meticci organizza rassegne di spettacoli aperte alla città, in luoghi significativi, aperti e periferici, che si fanno ulteriori occasioni di aggregazione, di valorizzazione delle relazioni nello spazio pubblico, di incontro interculturale e intergenerazionale fra pubblici eterogenei.

Con il tempo, i laboratori Quartieri Teatrali hanno portato al consolidamento delle “Compagnie meticce di Quartiere”, ovvero laboratori aperti e permanenti in cui approfondire pratiche di pedagogia, di dialogo, di scambio, di collaborazione tra italiani e migranti attraverso percorsi artistici partecipati.

Il progetto rende Bologna città pilota nella diffusione di pratiche artistiche comunitarie tramite cui generare relazioni tra cittadini e migranti e attivare percorsi di conoscenza e cura del proprio territorio. Attraverso la creazione di queste compagnie, aperte e meticce, si intende raccogliere le voci e le istanze del quartiere trasformandole in forme artistiche da restituire alla cittadinanza in eventi di arte pubblica a forte partecipazione.

  • Anno/i di realizzazione – dal 2014 ad oggi

OFFICINA DELLE ARTI E DEI MESTIERI

  • Area di intervento: Corticella, ospiti delle strutture Sprar del territorio del bolognese
  • Titolo del progetto: Officina delle Arti e dei Mestieri
  • Descrizione degli obiettivi e azioni del progetto

Un’“officina” per coltivare e far vivere – e rivivere – i saperi artigianali più diversi. Un incubatore di comunità di pratica coagulate attorno a progetti che fanno dell’artigianato il punto d’incontro tra migranti e autoctoni, in continuo ascolto del territorio e delle sue esigenze. Il progetto Officina delle Arti e dei Mestieri consiste in una serie di atelier artistici e artigianali intensivi rivolti a migranti, rifugiati e richiedenti asilo ospiti delle strutture Sprar del territorio bolognese, in collaborazione con ASP Città di Bologna e con le cooperative che gestiscono le strutture di accoglienza (Cooperativa Sociale Camelot, Cooperativa Arca di Noè, Arci Bologna, Arci Solidarietà, ecc…): falegnameria, sartoria, scenografia, cucina, a cui si affianca un training di lingua italiana, con lezioni mirate all’apprendimento del linguaggio tecnico e dei mestieri. Il progetto risponde a un bisogno registrato dalle associazioni ed enti partner, di proporre attività che valorizzino e consolidino le abilità pregressi dei nuovi cittadini, offrendo di conseguenza concrete opportunità lavorative per gli stessi.

  • I locali dell’Officina delle Arti e dei Mestieri (il piano seminterrato dello spazio MET, in Via Gorki 6, Bologna) sono stati ristrutturati e arredati nel corso del 2017, per ospitare un laboratorio attrezzato di falegnameria e un laboratorio di sartoria. Anno/i di realizzazione – dal 2017 ad oggi

PORTO MET 

  • Area di intervento: Corticella e quartiere Navile

Porto Met è la rassegnavirtuale e dal vivo, della creatività della comunità urbana. Nasce dall’idea di rendere il Circolo MET terreno di contaminazione artistica e culturale: un Porto a cui approdare per scoprire nuove voci, nuovi suoni, o il luogo in cui mostrare e condividere la propria arte.
Una volta a settimana, il palco del Met ospita musicisti, performer, compagnie teatrali, cineasti e ci saranno anche mostre, presentazioni, tavole aperte e altro ancora.

La mission principale della rassegna è la promozione del significato sociale dell’arte nelle sue diverse forme, tramite l’arricchimento dei luoghi pubblici che abita. Occuperemo gli spazi, del Met prima e del quartiere poi, per far nascere incontro e sperimentazione creativa riguardo nuove visioni e percorsi sociali. Stimolando l’integrazione del quartiere, intorno ad esperienze di dialogo culturale come bisogno primario della comunità.

Intendiamo così accrescere esperienze di comunità con la condivisione di valori e ideali di apertura nel rispetto dell’Altro, ampliando la percezione culturale della comunità, per riscoprirne la partecipazione e incentivarne l’attivismo. Creare azione negli spazi è interrogarsi sulla loro valenza: l’arte acquista un valore differente in base allo spazio in cui viene agita.

  • Anno/i di realizzazione – dal 2019 ad oggi

L’INCONTRARIO – ALFABETO METICCIO DI STORIE, ARTI E SAPORI

  • Area di intervento: Corticella e quartiere Navile, bambini e famiglie
  • Titolo del progetto: L’InContrario
  • Descrizione degli obiettivi e azioni del progetto

Un “alfabeto meticcio”, un prontuario di incontri, una cartografia di storie pensata per valorizzare – attraverso la lettura, le arti e la gastronomia – il portato culturale di quattro comunità straniere numerose e profondamente radicate sul territorio bolognese.

L’InContrario punta l’attenzione in particolare sull’infanzia e sulla scuola, come veicoli preferenziali di integrazione e meticciato sociale, attraverso un calendario di appuntamenti che si sono svolti fra gennaio e aprile 2019, presso lo spazio MET e nei locali delle biblioteche partner: letture animate in doppia lingua, laboratori artistici e pratico-manuali, laboratori di cucina per i genitori.

  • Anno/i di realizzazione – dal 2018 ad oggi

 

LABORATORI E INTERVENTI IN SCUOLE PRIMARIE E SECONDARIE

  • Area di intervento: Bologna
  • Titolo del progetto: Meticci in mezzo – Proposte di laboratori interdisciplinari scuole primarie e secondarie
  • Descrizione degli obiettivi e azioni del progetto

Cantieri Meticci basa il suo metodo su un’esperienza più che decennale di lavoro con migranti, rifugiati e seconde generazioni, nell’approntamento di tecniche teatrali, artistiche e narrative idonee a favorire l’incontro tra italiani e migranti, nonché la nascita di relazioni e di dinamiche di cooperazione in contesti caratterizzati da una forte eterogeneità di culture di provenienza.

Negli istituti scolastici sono stati proposti laboratori finalizzati alla valorizzazione delle lingue madri al consolidamento del lavoro di gruppo, all’educazione alle differenze,  favorendo – specialmente nei bambini di seconda generazione – un’esperienza positiva del proprio portato culturale d’origine al di fuori del contesto familiare, e offrendo agli insegnanti nuovi strumenti di mediazione interculturale in classe. Grazie alla capacità del teatro di generare empatia e partecipazione, le storie, le illustrazioni, le proposte di attività pratico-artistica diventano occasione creativa di riflessione e approfondimento su importanti nodi della contemporaneità. Importante è stato anche il tema del rapporto fra generazioni, con percorsi sperimentali che hanno visto lavorare insieme gruppi di anziani.

Negli anni dal 2015 ad oggi, Cantieri Meticci ha lavorato con crescente continuità in circa 20 istituti scolastici su tutto il territorio bolognese.

  • Anno/i di realizzazione – dal 2015 ad oggi

NOI PLURALE FEMMINILE

  • Area di intervento: Corticella e quartiere Navile, donne migranti e loro bambini
  • Titolo del progetto: Noi Plurale Femminile
  • Descrizione degli obiettivi e azioni del progetto

Una proposta di attività rivolte a donne migranti, in particolare richiedenti asilo e rifugiate ospiti delle strutture di accoglienza del progetto Sprar, che si è articolata in laboratori teatrali e di espressione corporea, un laboratorio di sartoria, un laboratorio di cucina, accompagnati da momenti di apprendimento formale e informale della lingua italiana. Il progetto ha inoltre previsto un cineforum dal titolo Sorella Outsider, con una selezione di film a regia femminile provenienti da 6 diversi Paesi del mondo, e seguiti da un momento di confronto, testimonianza e discussione con mediatrici culturali, donne migranti, attiviste.

Il progetto, che si è svolto fra il 2018 e il 2019, ha permesso di incoraggiare la partecipazione attiva e il lavoro di gruppo di donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate, giovani, adulte e anziane, italiane e straniere, creando nuovi spazi per l’espressione individuale e la partecipazione sociale, intercettare i talenti – spesso inespressi – delle donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate e offrire loro la possibilità di crescere anche dal punto di vista professionale, prevenire l’esclusione sociale e l’isolamento promuovendo percorsi di inclusione delle donne migranti.

Le donne che hanno preso parte alle attività proposte sono state accompagnate in un percorso di formazione, che ha messo al primo posto l’ascolto, la valorizzazione dei saperi pregressi, la creazione di comunità, allo scopo di creare una relazione di fiducia reciproca, che passa principalmente attraverso il “fare insieme”. Nei momenti conviviali inseriti nelle attività, le operatrici hanno avuto occasione di comprendere le esigenze delle donne partecipanti e di orientarle sui servizi del territorio. L’acquisizione di saperi artigianali, espressivi e linguistici ha favorito l’empowerment delle partecipanti, e ha facilitato l’inizio di un percorso di ricerca di impiego e di piena integrazione sociale nella comunità. La socializzazione con donne di diversa provenienza ed estrazione ha inoltre consentito a molte delle richiedenti asilo coinvolte di uscire dall’iniziale isolamento in cui si trovavano, scambiando esperienze e contatti utili a un pieno inserimento.

  • Anno/i di realizzazione – 2018-2019
  • PRODUZIONI
  • Il Violino del Titanic (2013) – Regia e drammaturgia Pietro Floridia

Lo spettacolo, prendendo spunto dal celebre transatlantico così come descritto dal poeta tedesco H. M. Enzensberger ne “La fine del Titanic”, farà salire gli spettatori a bordo della “stessa barca” con gli attori con l’obiettivo di far sperimentare loro, dall’interno, le dinamiche che l’affondamento e la lotta per salvarsi possono generare: chi si salva? A che prezzo? Quale iceberg ha colpito il nostro mondo? Quali innovazioni possono nascere dall’affondamento? Quale contributo può dare chi arriva da altri mondi ai nostri tentativi di restare a galla? Quale ruolo possono giocare l’arte e la cultura durante le crisi economica, sociale, culturale che il nostro mondo sta attraversando? 

Il Violino del Titanic ha ricevuto la menzione speciale al Premio Internazionale Il Teatro Nudo di Teresa Pomodoro (V edizione) ed è andato in scena durante la XXVII edizione del Festival Internazionale di Volterra (2013), il Festival Sabir a Lampedusa (2014) e a Terra di Tutti Art Festival di Bologna (2015).

  • Gli Acrobati (2015) – Regia e drammaturgia Pietro Floridia

Se la tua vita somigliasse ad un numero di circo, che  numero sarebbe? Che ne è dell’equilibrio (psichico) di un palestinese che si cala in un ebreo che si cala in un nazista? L’arte salva l’anima? O salva la pelle? O non salva né l’una né l’altra? La storia è più simile ad un binario o ad una ruota (di bicicletta)? Queste alcune delle domande che hanno attraversato il cammino creativo dello spettacolo di Cantieri Meticci, liberamente ispirato ad un racconto ci Nathan Englander che narra del rocambolesco tentativo di salvarsi fingendosi acrobati da parte di un intero villaggio di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

  • La Caverna di Calibano (2016) – Regia e drammaturgia Pietro Floridia

Lo spettacolo prende il via da “La Tempesta” di Shakespeare e dalle sue riscritture post-coloniali e si compone di una drammaturgia che, attraverso il conflitto tra Prospero e Calibano, si interroga sui legami tra colonialismo e politiche verso gli immigrati; su quali forme di neocolonialismo ancora attraversino la nostra Europa; sul rapporto tra “i libri di Prospero”, ovvero tra l’eredità culturale europea, e le culture di provenienza degli immigrati; sulle ambiguità, i rischi, i rapporti di forza che sottendono il rapporto educativo tra insegnanti e allievi; sulle potenzialità del teatro di fare attecchire pratiche di convivenza del chiuso di certe “isole”.

  • Lost Generation (2017) – Regia e drammaturgia Pietro Floridia
  1. è un figlio delle colonie, di padre italiano e madre somala, costretto a crescere in un brefotrofio a Brava, in Somalia, perché ritenuto illegittimo. La legge che regolava la condizione dei mulatti infatti recitava “il meticciato è un delitto contro Dio, contro la vita e l’umanità. A differenza dell’omicidio che distrugge solo l’individuo, esso distrugge e contamina tutta la discendenza”.
  2. appartiene alla “lost generation”, una generazione di apolidi, ma non si rassegna: vuole ottenere un cognome. Così decide di rintracciare l’uomo di cui reca la firma in calce a uno sbiadito documento che ha trafugato dal brefotrofio. Dopo lunghe peregrinazioni, dopo essere arrivato in Italia a bordo di una bananiera, K. scopre che quel nome ora corrisponde ad un alto funzionario che vive in una sorta di “castello”, e pare non abbia alcuna intenzione di riceverlo.

Qui comincia un corpo a corpo tra la comunità che si chiude a protezione dei propri segreti e privilegi e lo straniero giunto dal buio di un passato scomodo, da un rimosso che potrebbe destabilizzare l’ordine dell’intero paese. Un passato coloniale che ha riguardato anche l’Italia, spesso responsabile di feroci pratiche di oppressione. Un passato che l’Italia di ora non cessa di rimuovere continuando a preferire il mito degli “Italiani, brava gente”.

La drammaturgia, sviluppata da Pietro Floridia e Antar Marincola in un percorso laboratoriale nell’ambito del progetto AMITIE, intreccia la Storia del colonialismo italiano in Somalia con i temi e i personaggi del Castello di Franz Kafka, e si declina in monologhi e azioni coreografiche che di volta in volta si adattano ai luoghi non teatrali della messa in scena.

Dopo il debutto al Cortile del Pozzo di Bologna il 20 giugno 2017, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, Lost Generation ha replicato a Venezia nell’ambito dell’installazione Dropping Seed dell’artista Debra Werblud, a Palazzo Ca’ Zenobio.

  • Autostrada del Sud (2018) – Regia e drammaturgia Pietro Floridia

36 auto. 36 attori. 144 spettatori. In ogni auto un attore e gli spettatori restano bloccati insieme in un ingorgo che scivola in una molteplicità di tempi diversi. Intimi. Storici. Attuali. Futuri. Sdoppiati.

Come nel “disordine necessario” convocato da Julio Cortázar nel romanzo Rayuela. Il gioco del mondo – in cui “il lettore complice” è inviato a comporre un suo proprio percorso di lettura scegliendo l’ordine dei capitoli – in Autostrada del Sud lo spettatore è chiamato a fare l’esperienza dell’ingorgo come una situazione in cui la “realtà” entra in stallo e si dà avvio all’infinito gioco di possibilità, pluriversum in cui ciascuna auto diviene un passaggio verso un altro mondo.

Oltre alla condivisione intima nell’auto-scatola cranica, gli spettatori si troveranno anche in un fuori, in una dimensione pubblica, in cui le visioni più diverse si scontreranno nel tentativo di plasmare l’ingorgo-mondo in cui abitiamo.

Lo spettacolo Autostrada del Sud è parte del programma della biennale Right to the City, organizzata all’interno del progetto Atlas of Transitions, in collaborazione con ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione e Università di Bologna.

Lo spettacolo Autostrada del Sud è stato prodotto all’interno di una serie di laboratori annuali interculturali, finanziati grazie a Creative Europe – Culture 2016 – Progetto Atlas of Transitions (Unione Europea).

  • I capricci del destino (2018) – Regia e drammaturgia Pietro Floridia

9 fra attrici e attori, rifugiati, migranti e richiedenti asilo.

6 cuochi e tante storie che stimolano il palato e la fantasia.

Un numero sempre variabile di commensali che voltando una carta scoprono le pieghe di un destino, profumato di spezie.

La cena-spettacolo I Capricci del destino, una nuova produzione di Cantieri Meticci – regia e drammaturgia a cura di Pietro Floridia, invita gli spettatori a una tavola imbandita e grazie a un set di 48 enigmatiche carte disegnate dall’artista iraniana Sara Pour e legate ad altrettante parole-chiave, li conduce fra le pagine di una storia fatta di fughe, segreti, talenti nascosti. I Capricci del destino è uno spettacolo liberamente tratto dal racconto di Karen Blixen Il pranzo di Babette; è un gioco da tavolo, ma soprattutto è una cena squisita, cucinata da cuochi e cuoche che provengono da tutto il mondo, e che qui rivelano il loro talento speciale.

Nove attori – in gran parte rifugiati o richiedenti asilo – si alternano sulla scena: narrano, performano, animano pupazzi a grandezza naturale, che si muovono sullo sfondo di scenari creati grazie al riciclo creativo di oggetti d’uso comune. Al centro del racconto c’è la figura femminile di Babette, cuoca comunarda, artista dell’alta cucina, che, al crollo dei suoi ideali rivoluzionari, è costretta a sacrificare tutto e a vivere esule a contatto con un mondo grigio e spento. Ma il potere visionario e il talento segreto di Babette finiranno per riscattarla dalle miserie della quotidianità. Per ricambiare il dono di chi l’ha accolta, Babette fa, grazie alla magia della convivialità, una comunità ormai sfibrata e litigiosa.

Lo spettacolo, prodotto nell’ambito del progetto europeo Beyond Theatre, ha debuttato in 5 repliche a dicembre 2018. 

  • Il negro del Narciso (2019) – Regia e drammaturgia Pietro Floridia

Il negro del Narciso (1897) di Joseph Conrad è la storia di mare di una nave sconvolta dall’ingresso a bordo di James Wait. È un nero di origini antillane che con la sua presenza scatena reazioni opposte nei membri dell’equipaggio, sconvolge l’ordine della nave, fino a un tentativo di ammutinamento.

Proponendone una riscrittura contemporanea, Cantieri Meticci dà vita a un’opera a metà tra spettacolo e installazione, in cui il migrante, l’africano, il nero straniero – bollato come il nemico originario ed eterno – è visto come una figura reale e fantasmatica insieme.

Gli spettatori, liberi di muoversi in uno spazio-labirinto composto da cubi-cabine della nave Narciso, incontrano gli interpreti alle prese con racconti e azioni capaci di connettere le pagine del racconto ai fantasmi dell’Occidente.

Lo spettacolo, prodotto nell’ambito del progetto europeo Atlas of Transitions, ha debuttato in 2 repliche nel mese di marzo 2019, nell’ambito della rassegna HOME, organizzata in collaborazione con ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione e Università di Bologna. 

  • NEL MONDO

Per un’integrazione che si basi sull’esaltazione della ricchezza derivante dalle differenze e per un dialogo interculturale proficuo, Cantieri Meticci ritiene sia necessario co-progettare il futuro delle nostre società con i diretti interessati. Per questa ragione, da anni sviluppiamo relazioni con artisti, istituzioni, ONG, teatri che operano nei paesi di provenienza dei nostri attori attraverso modalità che vanno dalla realizzazione in loco di laboratori e performance, alla messa in scena di testi letterari che provengono da altre tradizioni, all’invito di artisti ed accademici a lavorare con noi in collaborazioni mirate.

 Attualmente Cantieri Meticci fa parte di una rete internazionale con la quale ha presentato numerose richieste di finanziamento sia a livello europeo che nazionale per portare avanti progetti di teatro e cooperazione interculturale che abbiano come tema comune i diritti dei migranti nelle società di arrivo e nelle zone di confine (per gli importi v. allegato “Elenco progetti – capacità economica”)

L’associazione fa parte della rete europea Migrating Theater, una rete multiculturale di giovani artisti provenienti da esperienze diverse che promuove workshop e spettacoli sull’immigrazione europea ed internazionale.

Notizie

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