FAQ – Diritti sul lavoro: domande e risposte utili

La sicurezza sul lavoro è l’insieme di tutte le regole e gli strumenti nati per prevenire e proteggere da eventi dannosi che si possono verificare negli ambienti di lavoro (incidenti e infortuni per i lavoratori e le lavoratrici, la nascita o lo sviluppo di malattie professionali) e per rendere quindi più sicuri i posti di lavoro.

È importante seguire le norme di sicurezza e di igiene, fare attenzione a eventuali situazioni pericolose, seguire la formazione sulla sicurezza sul lavoro e utilizzare l’equipaggiamento di protezione individuale appropriato (ad esempio scarpe, casco, guanti, ecc.), che deve essere fornito dal datore di lavoro. Inoltre, è importante segnalare qualsiasi situazione pericolosa o insolita.

In Italia, generalmente l’orario di lavoro a tempo pieno è 40 ore settimanali, ma dipende dal tuo contratto. Nei contratti è previsto anche il lavoro straordinario (ore lavorative aggiuntive), ma deve essere contenuto e sempre autorizzato dal datore di lavoro, preferibilmente in forma scritta o comunque esplicita.

Il lavoratore ha diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore e a un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, ogni sette giorni.

Le ferie annuali retribuite devono durare almeno quattro settimane e sono irrinunciabili.

No, l’Italia è uno dei pochi paesi dell’Unione Europea a non avere un salario minimo. Secondo le indagini recenti, i salari minimi variano in media tra 7 € e 9 € lordi all’ora.

Si parla di sfruttamento lavorativo quando una persona, trovandosi in una condizione di bisogno o vulnerabilità, è costretta ad accettare condizioni di lavoro ingiuste. Chi la sfrutta approfitta del suo stato per trarne vantaggio.
Spesso chi è sfruttato non è nemmeno consapevole della propria situazione.

Secondo la legge italiana, c’è sfruttamento se:

  • il salario è molto basso rispetto agli standard nazionali o alle ore lavorate;
  • si lavora troppo tempo senza pause, ferie o permessi per malattia;
  • non si rispettano le regole di sicurezza sul lavoro;
  • il controllo su chi lavora è fatto con metodi umilianti;
  • le condizioni abitative offerte sono degradanti.

Il reato è più grave se:

  • coinvolge più di tre lavoratori;

  • coinvolge minori non in età da lavoro;

  • mette le persone in grave pericolo.

Se i fatti sono commessi mediante l’uso della violenza o minaccia scatta l’arresto obbligatorio immediato: in questo caso si parla di grave sfruttamento lavorativo.

Lo sfruttamento può essere collegato ad altri gravi crimini come:

  • riduzione in schiavitù,

  • tratta di esseri umani (per lavoro, prostituzione, accattonaggio, traffico di organi),

  • acquisto o vendita di schiavi.

Le leggi italiane prevedono una serie di misure a tutela delle persone che hanno subito un reato di tratta, riduzione in schiavitù o sfruttamento lavorativo. In particolare, il primo strumento da prendere in considerazione è l’art.18, che prevede, nel caso di persone straniere vittime di tratta o di “situazioni di violenza o di grave sfruttamento” la possibilità che venga rilasciato alle vittime uno speciale permesso di soggiorno che si chiama “permesso di soggiorno per casi speciali”.

Sì, e le modalità cambiano in base alla situazione:

– Se c’è tratta di esseri umani, violenza o grave sfruttamento la persona può chiedere un permesso di soggiorno per “casi speciali” (art. 18 Testo Unico Immigrazione). Ci sono due modi per ottenerlo:

  • senza denuncia, ma entrando in un percorso di protezione sociale (tramite centri antiviolenza, i servizi sanitari e sociali, e altre strutture);
  • con una denuncia o l’avvio di un procedimento penale.

    Questo permesso dura 6 mesi ed è rinnovabile per un anno o più, se necessario, per motivi di giustizia.

    – Se il reato riguarda principalmente lo sfruttamento lavorativo ed emerge durante controlli o indagini, si può ottenere un permesso di soggiorno “casi speciali – art. 18 ter”, anche in questo caso di 6 mesi, rinnovabile.

    Anche i familiari della vittima presenti in Italia possono ricevere un permesso per motivi familiari, per uscire dalla condizione di vulnerabilità. 

No, a seguito della richiesta di permesso di soggiorno per casi speciali il giudice sospende il procedimento e, in caso di rilascio del permesso di soggiorno, dispone il “non luogo” a procedere, concludendo il processo.

Se lo sfruttamento è rilevato nel corso di indagini di polizia o in un procedimento giudiziario, la legge non prevede necessariamente la denuncia da parte della vittima, ma solo un suo utile contributo nel corso del procedimento penale per l’individuazione dei responsabili.

Se invece è l’Ispettorato del lavoro (un ente pubblico che controlla il rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori) a segnalare lo sfruttamento, può dare un parere positivo per ottenere il permesso di soggiorno.

No, non è un requisito richiesto dalla legge per questo permesso di soggiorno. Non è ancora chiaro se invece è obbligatoria per i familiari che potrebbero beneficiare del permesso di soggiorno per motivi familiari. In ogni caso, al momento della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno di cui all’art. 18-ter è necessario indicare il luogo dove la persona intende vivere.

Se la Questura – Ufficio immigrazione lo ritiene un requisito imprescindibile, si consiglia di chiedere una motivazione per iscritto e rivolgersi a un/a avvocato/a.

Consulta l’elenco degli sportelli legali gratuiti: https://www.jumamap.it/map/litemap.php?ser=leg

Consulta la mappa degli Ispettorato del Lavoro locali:

https://www.ispettorato.gov.it/lagenzia/struttura-organizzativa/le-sedi-inl/cerca-le-sedi-territoriali/

Il permesso di soggiorno “casi speciali” consente l’accesso ai servizi assistenziali e allo studio, l’iscrizione all’anagrafe, ai centri per l’impiego e lo svolgimento di lavoro subordinato e autonomo.

Sì, chi ha già presentato la domanda per il permesso di soggiorno può iniziare a lavorare. La ricevuta che dimostra l’avvenuta richiesta permette di restare in Italia e di lavorare temporaneamente, anche se il permesso non è stato ancora rilasciato.

La perdita del posto di lavoro non costituisce motivo di revoca del permesso di soggiorno rilasciato ai sensi dell’articolo 18 ter.

Il lavoratore straniero vittima di sfruttamento lavorativo ha diritto a iscriversi al SIISL, il Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa, una piattaforma in cui è possibile inserire il proprio curriculum vitae e consultare le diverse offerte di formazione e lavoro. Ci si può iscrivere al SIISL andando direttamente sulla piattaforma INPS oppure rivolgendosi ad un patronato. In tutti i casi, è necessaria un’identità digitale (SPID o CIE).

Sì, i titolari di un permesso di soggiorno casi speciali hanno diritto:

La domanda per accedere ai servizi di assistenza può essere presentata anche con la ricevuta che attesta che la richiesta del permesso di soggiorno è stata presentata.

Esiste una fitta rete di supporto, informazione e orientamento su tutto il territorio nazionale. È possibile telefonare gratuitamente e in forma anonima (senza dover dichiarare il proprio nome) al numero verde nazionale 800290290; oppure rivolgersi ai sindacati, alle associazioni, ai servizi territoriali del Comune di residenza. 

Consulta l’elenco degli sportelli contro lo sfruttamento lavorativo:

https://www.jumamap.it/it/soleil/

Consulta l’elenco degli sportelli legali: https://www.jumamap.it/map/litemap.php?ser=leg

Sì, ed è molto importante farlo. In particolare, il datore di lavoro deve denunciare all’INAIL gli infortuni che comportano un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni (escluso il giorno dell’infortunio). Anche le malattie professionali (cioè causate dal lavoro) devono essere denunciate, sia dal lavoratore che dal datore di lavoro all’INAIL. 

Se hai un infortunio sul lavoro, devi:

  • avvisare subito il tuo datore di lavoro, anche se l’infortunio sembra lieve. Se non lo fai, rischi di perdere l’indennità (cioè il rimborso) per i giorni prima della comunicazione;
  • dare al datore di lavoro le informazioni sul certificato medico (numero identificativo, data e durata prevista della guarigione), e anche quelle degli eventuali certificati successivi.

    Se hai una malattia professionale, devi:

    • comunicarla al datore di lavoro entro 15 giorni da quando si manifesta. Se lo fai più tardi, perdi il diritto all’indennizzo (rimborso) per i giorni precedenti alla denuncia;
    • fornire anche in questo caso tutti i dati del certificato medico iniziale e di quelli successivi.

     

    Il datore di lavoro deve presentare una denuncia telematica, utilizzando il modello disponibile sul sito dell’INAIL, entro due giorni dalla ricezione del certificato medico che indica un’assenza superiore a tre giorni. Il lavoratore può anche agire autonomamente se il datore di lavoro non effettua la denuncia. 

Chi lavora ha il diritto di ricevere assistenza medica immediata e di essere indennizzato (rimborsato) in caso di infortunio o malattia professionale. Il datore di lavoro è responsabile della sicurezza sul posto di lavoro e deve fornire un ambiente di lavoro sicuro.

Se ritieni che il tuo datore di lavoro non rispetta i tuoi diritti contrattuali e sindacali puoi rivolgerti a un’organizzazione sindacale o a un avvocato per interrompere la situazione di ingiustizia e provare da ottenere un risarcimento del danno subìto.

È importante segnalare immediatamente qualsiasi forma di molestia o discriminazione al datore di lavoro o al responsabile della sicurezza sul lavoro o rivolgersi alle autorità come le Forze dell’Ordine (Polizia, Carabinieri etc.) o l’Ispettorato territoriale del lavoro. In caso di violazione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici esistono organizzazioni e autorità competenti a cui rivolgersi. 

Per tutelarti da discriminazioni sul lavoro di natura razzista, sessista, omofoba o condizioni di salute consulta la pagina: https://www.jumamap.it/it/faq/discriminazioni/

Per le donne vittime di stalking, molestie e violenza – non soltanto sul posto di lavoro – si può chiamare il numero verde gratuito nazionale 1522 con assoluta garanzia di anonimato e che potrà segnalarti l’associazione a te più vicina alla quale rivolgerti per chiedere per aiuto e sostegno. Consulta la pagina di Juma Map sulla violenza di genere per trovare l’associazione più vicina e informarti.

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Sai che sono attivi diversi progetti in Italia per il contrasto allo sfruttamento lavorativo?

Consulta tutti i progetti attivi: 
https://integrazionemigranti.gov.it/it-it/Altre-info/e/2/o/18///id/32/Azioni-e-progetti

Queste FAQ sono state realizzate da Arci a partire dai testi di Infomigranti https://www.infomigranti.org/services/lavoro/

S.O.L.E.I.L. (Servizi di Orientamento al Lavoro ed Empowerment Interregionale Legale) è un progetto che si propone di favorire l’integrazione socio-lavorativa, sanitaria, abitativa di cittadini di paesi terzi, vittime e potenziali vittime di sfruttamento lavorativo. 

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Cos’è JUMAMAP

JumaMap – Services for Refugees è una mappa pensata per aiutarti a trovare, in modo veloce, i servizi utili più vicini a te.
Qui puoi cercare posti dove dormire, mangiare, studiare italiano, ricevere aiuto sanitario, legale o psicologico, e tanti altri servizi dedicati a persone migranti e senza dimora.

La piattaforma è disponibile in 17 lingue.
Puoi cambiare lingua dal menu in alto scegliendo tra: albanese, amarico, arabo, bengali, cinese, dari, farsi, francese, inglese, pashtu, punjabi, russo, somalo, spagnolo, tigrino, ucraino, urdu, wolof.

Puoi consultare JumaMap anche sul tuo cellulare: vai sul sito www.jumamap.it 

Welcome Center

Se hai bisogno di aiuto di persona, puoi venire al Welcome Center:

Lunedì
10:00 – 14:00 – sportello di orientamento sociale

Martedì
10:00 – 14:00 – sportello psicologico (18/26 anni)
14:00 – 17:00 – sportello di supporto sanitario
14:00 – 18:00 – sportello di orientamento sociale
14:00 – 18:00 – sportello legale

Mercoledì
10:00 – 14:00 – sportello di orientamento sociale

Giovedì
10:00 – 14:00 – sportello legale  (18/26 anni)
14:00 – 18:00 – sportello di orientamento sociale

Venerdì
10:00 – 14:00 – sportello di orientamento sociale
16:30 – 19:30 – Sportello legale

Supporto digitale
Martedì 9:30 – 14:00
Mercoledì 10:00 – 15:00
Giovedì 9:30 – 16:30

Numero verde per richiedenti asilo e rifugiati/e

Per informazioni e supporto telefonico chiama il Numero Verde per richiedenti asilo e rifugiati di Arci:
800 905 570 (Italia)
+39 351 1376335 (WhatsApp, Lycamobile e dall’estero)
Risponde dal lunedì al venerdì, 9:30–17:00, con segreteria multilingue sempre attiva e una rete di mediatori linguistici che risponde in 35 lingue.
Oppure scrivici una mail: numeroverderifugiati@arci.it

Numero Verde per migranti con disabilità

NABILA è un servizio che offre ascolto, supporto e orientamento a persone migranti e rifugiate con disabilità o altre fragilità.
Puoi chiamare gratuitamente il Numero Verde 800 999 977.
Se preferisci parlare di persona, puoi prendere un appuntamento presso l’Ufficio Immigrazione di Arci Nazionale, Via dei Monti di Pietralata 16 – Roma.

Spazio di ascolto per minori e giovani migranti

U-Report On The Move è uno spazio sicuro dove puoi ricevere supporto legale ma anche parlare, in modo libero e sicuro, delle tue emozioni, dei tuoi problemi e di ciò che ti preoccupa. 
Unə professionista ti ascolta e ti aiuta a trovare il supporto giusto per te. 
Il servizio è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 18:00.

Per usarlo basta inviare un messaggio su Facebook Messenger, tramite la piattaforma U-Report On The Move.
Un team di psicologə risponde ai messaggi e offre un sostegno personalizzato e attento.